Quantificazione del fenomeno
Il rapporto «SOS Impresa» stimava, all'inizio del 2003, in circa 2.000 il numero di
commercianti e imprenditori che ogni anno in Piemonte cadono vittime d'usura.
L'analogo rapporto 2005 classifica il Piemonte al settimo posto tra le regioni italiane
per numero di commercianti coinvolti in usura, circa 6.000.
Il rapporto presentato dallo SNARP (Sindacato Nazionale Antiusura) nel 2004 giunge
a stimare in circa 41.000 i soggetti caduti vittime d'usura in Piemonte nel quinquennio
1999-2003.
Particolarmente grave appare la situazione a Torino e provincia. Il capoluogo registra
il maggior numero di procedimenti penali per usura su scala regionale, e uno dei
più alti a livello nazionale; nell'indice delle province a rischio usura del rapporto
«SOS Impresa 2005», stilato sulla base di indicatori quali il volume di protesti, fallimenti
e di sofferenze bancarie, la provincia di Torino compare fra le prime 25 province
italiane più esposte al fenomeno.
Al di là delle classifiche e delle cifre, peraltro oscillanti vista la grande difficoltà di
quantificare un fenomeno socio-economico e criminale spesso coperto da paura e
omertà, studiosi dell'argomento e operatori impegnati nel contrasto all'usura concordano
comunque nel ritenere che l'usura sia in forte espansione anche in Piemonte.
Indicatori significativi confermano questa tendenza. Il numero di soggetti (privati,
famiglie, artigiani o piccoli imprenditori) che si rivolgono alle due fondazioni antiusura
con sede in Piemonte per ottenere una consulenza o un finanziamento registra
un costante aumento negli ultimi anni.
Il rapporto della Direzione investigativa antimafia (DIA) del 2003 ha segnalato infatti
in Piemonte una forte presenza di organizzazioni riconducibili alla 'ndrangheta
dedite, fra l'altro, all'usura. Un dato, questo, avvalorato da numerose indagini svolte
negli ultimi anni in Piemonte dalla stessa DIA, che hanno portato alla luce l'esistenza
di gruppi criminali dediti professionalmente alla pratica dell'usura e ad attività strettamente
collegate come l'estorsione e il gioco d'azzardo.
Significativa è infine la valutazione espressa dal procuratore della repubblica di Torino
nel maggio 2004 in occasione della presentazione di una ricerca dell'Osservatorio
regionale sui casi giudiziari per imputazioni d'usura. Di fronte alle evidenze statistiche
che dimostravano un calo dei procedimenti per usura iscritti nei tribunali piemontesi
negli ultimi anni (dai 93 iscritti nel 1997 ai 55 del 2002 nel solo tribunale di
Torino), il procuratore ha attribuito tale flessione, per altro in linea con una tendenza
nazionale, a ostacoli di varia natura, quali l'omertà, la paura delle vittime e la sfiducia
nel sistema giudiziario, ma ha negato che a tale diminuzione nelle denunce corrisponda
un reale decremento del fenomeno.
Al contrario il procuratore ha affermato che tutti i dati a disposizione della magistratura
fanno ritenere che in Piemonte il trend del fenomeno usura sia in espansione. È
infatti opinione diffusa tra la magistratura che i casi di usura che giungono all'attenzione
degli uffici giudiziari siano soltanto una minima parte dell'effettivo numero di
rapporti usurari che ogni anno interessano il territorio piemontese.
A conferma di questo giudizio, la recente ricerca svolta dall'Osservatorio regionale
sui casi d'usura trattati dal tribunale e dalla corte d'appello di Torino ha evidenziato
un numero esiguo di procedimenti giunti a sentenza. Nel triennio 2000-2003 il tribunale
di Torino ha emanato soltanto 24 sentenze per imputazioni d'usura, e di queste
soltanto 11 di condanna. Cifre analoghe per la corte d'appello di Torino, che ha
competenza nel giudizio di secondo grado per l'intero Piemonte, che ha emanato
nello stesso periodo 22 sentenze, con 11 casi di condanna.
La scarsità di denunce, il decorrere della prescrizione, ma anche la difficoltà, sottolineata
da molti magistrati, di provare il reato d'usura devono ritenersi pertanto alla
base dello scarso numero di condanne.
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