Un piano di rientro rifiutato
Il dipendente di una ditta di produzione di occhiali, una volta andato in pensione,
decide di avviare, in un magazzino di sua proprietà, un'attività di officina meccanica.
Fondamentale in questa nuova attività è il ruolo del fratello, il quale, operando da
anni nel settore, gli fornisce lavoro e clientela. Dopo alcuni anni, l'improvvisa morte
di quest'ultimo costringe il richiedente alla chiusura dell'attività, essendone venuto a
mancare il punto di forza.
A tale primo drammatico evento, si assomma la sopravvenuta malattia della moglie,
che comporta nel corso degli anni ingenti spese per interventi chirurgici e assistenza.
Per fare fronte alla pesante situazione debitoria che si viene a creare, il richiedente
riesce a concordare con una delle banche creditrici un piano di rientro, che prevede
rate mensili di circa euro 150 su un debito di circa euro 12.000. Al contrario una
seconda banca creditrice rifiuta un analogo accordo e promuove un procedimento
ingiuntivo per un credito di circa euro 9.000.
A questo punto il soggetto si rivolge alla Fondazione Anti Usura CRT.
In sede di istruttoria emerge come il nucleo familiare sia, nonostante le ingenti spese
mediche da sostenere e i debiti di cui sopra, economicamente piuttosto solido. I due
coniugi sono infatti entrambi titolari di pensione, vivono in alloggio di proprietà e
convivono con il figlio, lavoratore autonomo con reddito proprio; in totale le entrate
mensili sono pari a circa euro 2.000.
Si delibera pertanto di concedere garanzia su un prestito di circa euro 9.000, durata
48 mesi, volto a estinguere il debito nei confronti della banca "intransigente", mentre
il piano di rientro nei confronti dell'altro istituto di credito viene lasciato proseguire
(essendo stato onorato sempre con regolarità).
Il figlio e la moglie vengono chiamati a prestare fideiussione.
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