La sfida all'usura
L'obiettivo deve essere quello di sviluppare, attraverso una serie di azioni coordinate,
una cultura antiusura.
Fondamentale in questo senso diventa l'opera educativa, che deve proporre valori
quali:
l'affermazione della dignità di ciascuna persona, senza alcuna distinzione;
l'affermazione della necessità di assicurare a ciascuna persona le condizioni concrete
per una vita dignitosa.
un giusto e responsabile rapporto tra persona e denaro.
Difficile e delicato appare in special modo quest'ultimo punto, in un modello sociale
in cui prevale una cultura pesantemente consumistica ed edonistica.
Si tratta di rovesciare il parametro che vede l'uomo vivere per il denaro, e che fonda
in definitiva la misura del valore dell'uomo nell'avere piuttosto che nell'essere.
L'educazione antiusura deve svilupparsi quindi anche attraverso l'azione, ossia le
scelte, i comportamenti, le decisioni, sia in ambito familiare sia in ambito sociale.
Emerge dunque la necessità di un'azione antiusura che sia:
corale, ossia coordinata tra famiglia, scuola, e istituzioni.
globale, ossia che consideri l'usura come fenomeno basato sul disagio sociale e
culturale;
non assistenzialistica, ma mirata a responsabilizzare i soggetti.
Una riprova della validità di tali considerazioni sull'esistenza di un "sistema" culturale
e sociale che alimenta l'usura viene da un drammatico dato emerso da una ricerca
effettuata nel 1998 dall'Istituto Eurispes sulle vittime di usura.
Dalla ricerca, che peraltro a oggi costituisce, a quanto consta, un unicum nel campo
delle analisi sull'usura, in quanto si basava su un campione di 432 vittime conclamate
che avevano accettato di rispondere alle domande (fatto quantitativamente straordinario,
considerata la natura sommersa del reato d'usura e la coltre d'omertà che lo
protegge) emergeva come nel 44 % circa dei casi la vittima fosse stata indirizzata
verso gli strozzini da parenti e amici.
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